SANT’ANNA – STORIA DI UN AFFRESCO

SANT'ANNA – STORIA DI UN AFFRESCO

 

 

Il miracolo dell’incolumità dal fulmine vivrà per sempre, oltre che nella memoria popolare della nostra comunità, anche  nell’affresco commemorativo dell’evento, inaugurato da monsignor Teresio Ferraroni il 20 Luglio 2001, nella ricorrenza del centenario dello straordinario avvenimento.

 

L’iniziativa di ricordare con un affresco quel miracolo si deve ai volontari del “Comitato del Lazzaretto”, che si sono adoperati per promuovere e finanziare la realizzazione di un dipinto da collocare in via S.Anna, sull’unica parete rimasta della vecchia chiesa dove la saetta si scaricò lasciando indenni i parrocchiani presenti e la statua della Santa.

 

L’affresco, di imponenti dimensioni (16 mq) e di difficile esecuzione perché completamente esposto alle intemperie, è opera del pittore Roberto Morandin; raffigura la vecchia chiesa col campanile, le case d’intorno e l’immagine iconografica di Sant’Anna che, nella figura della “Grande Madre” protegge la popolazione di Caslino.

E’ stato effettuato con la tecnica dell’affresco encaustizzato, che l’Autore così descrive:

 

 

“L'affresco è una pittura realizzata "in fresco" oppure "a fresco" su intonaco appena steso con pigmenti naturali di origine minerale altamente resistenti alla luce del sole.  La parte da affrescare si presentava fatiscente e pertanto è stato necessario rinnovarla. Alcuni volontari del Comitato del Lazzaretto, che ringrazio per avermi seguito passo passo (anche se pressanti ed impazienti), hanno provveduto a scrostare il vecchio muro, tirando a nudo la parete e successivamente smaltandola con  un intonaco a base di calce idraulica, cemento e sabbia.

Da questo momento comincia la storia dell'affresco con la stesura dell'arricciato, cioè la posa di un intonaco a base di calce e sabbia  steso in maniera grossolana affinché possa accogliere al  meglio il successivo intonaco sul quale  viene eseguito il dipinto.

Nel frattempo ho iniziato a trasformare il bozzetto in disegni con le dimensioni reali dell'affresco; questi disegni, chiamati “cartoni”, devono essere successivamente traforati con uno spillo nelle linee principali. Con tali cartoni, tramite tampone, ho trasferito il disegno sull'arricciato,  formando così la sinopia.

A questo punto ho cominciato ad affrescare, posando su alcune porzioni del disegno un intonaco formato da polvere di marmo, sabbia di fiume (litta) e calce ben spenta (calcinello) e su questo ho dipinto, utilizzando dei pigmenti diluiti in acqua.

Le dimensioni delle porzioni di intonaco da stendere dipendono dal tempo atmosferico:  secco e caldo = poco o addirittura nulla; umido e caldo = poco; umido e fresco = quanto si vuole.

E' come costruire un puzzle, porzione dopo porzione e l'affresco è completato. Fatto questo, ho provveduto ad encaustizzarlo stendendo sopra il dipinto una velatura di cera d'api sciolta a caldo e, sempre con il calore,  facendola penetrare nell'intonaco.

L'affresco encaustizzato è una tecnica antichissima utilizzata dagli Egizi, dai Greci, dagli Etruschi, dai Romani, ecc.  Solo una tecnica così semplice, ma nel contempo così difficile, ci ha permesso di poter ammirare oggi autentici capolavori di quegli antichi popoli.”

 

 

 

In Hoc Signo Vinces